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Il parlato filmico nel cinema portoghese : un'analisi linguistica

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Resumo:Nei primi anni del cinema sonoro, le parole erano considerate quasi un elemento estraneo all’arte cinematografica che banalizzava le immagini in movimento, spesso deturpandole. Il parlato era considerato come la causa della decadenza del cinema come arte (Jakobson 1933), ma, allo stesso tempo, era visto come “una specie di male necessario per avvicinare il grande pubblico” (Rossi 2006: 23) o addirittura come la causa della decadenza. Soltanto con il passare degli anni e un ammorbidimento da parte dei critici cinematografici, oltre che grazie a un graduale sviluppo della tecnologia, l’atteggiamento nei confronti del cinema parlato è andato gradualmente cambiando. Sebbene l’utilizzo dei film nelle scienze umane abbia una lunga storia (cfr. Harper 2000), in ambito linguistico l’idea di analizzare il parlato cinematografico non ha mai avuto successo, per la sua natura finzionale e per il suo essere soggetto ai filtri creativi durante il processo di elaborazione (cioè per il fatto di non essere una semplice registrazione della realtà). L’atteggiamento generale di indifferenza verso il cinema è durato fino a quando, fuori dagli ambienti artistici o della critica cinematografica (cioè direttamente legati cinema), la semiotica ha iniziato a interessarsi alla settima arte come ad un sistema di segni da analizzare in quanto tale. Così, almeno in una prima fase di ricerca, la semiotica ha associato il concetto di inquadratura a quello di parola, collegando le immagini alle parole e provando a spiegare il funzionamento della comunicazione iconica del mezzo cinematografico attraverso la terminologia della tradizione semiologica e retorica (cfr. Bettetini 1968, 1984; Rossi 2006; Villarejo 2007). Nondimeno, dagli anni Novanta del secolo scorso qualcosa ha iniziato a muoversi anche nel campo degli studi culturali e linguistici. L’interesse per il parlato filmico è andato man mano aumentando contando non solo su studi di stampo semiotico, ma anche linguistico in senso lato e allargando l’indagine a tutti i prodotti audiovisivi. Diversi sono stati gli studi che hanno visto la luce nei venti anni successivi: Raffaelli (1992, 1994, 2001, 2003); Rossi (1996, 1999, 2003, 2006, 2007); Heiss, Bollettieri, Bosinelli (1996); Bollettieri et. Ali. (2000); Taylor (2000); Setti (2001, 2003); Kozloff (2000); Wildfeuer (2014); Piazza, Bednarek, Rossi (2011); Quaglio (2009); De Cicco (2009); Bednarek (2012); Pavesi (2005); De Rosa (2007d). Le parole sono passate così, nella storia del cinema e della ricerca linguistica, da un iniziale rifiuto a priori ad una successiva apertura e un graduale interesse. La vivacità degli studi sul parlato filmico, trova ancora, però, una certa difficoltà d’inserimento nelle analisi di stampo prettamente linguistico e sociolinguistico. Ciò è dovuto principalmente alla natura eterogenea dei lavori finora prodotti e riguardanti il parlato filmico. Affinché il parlato filmico possa essere considerato come fonte linguistica utile per la ricerca, è necessario sviluppare un quadro teorico e metodologico che permetta una chiara individuazione del parlato filmico come fonte di dati per una o più prospettive di analisi linguistica. È per questo che si offre qui uno studio del parlato filmico del cinema portoghese come studio di una produzione testuale, nello specifico il parlato filmico; intendendo per produzione testuale qualunque tipo di discorso, scritto o orale, passibile d’analisi, in cui si riflettono strutture e usi della lingua in uso.
Autores principais:Morleo, Francesco
Assunto:Língua portuguesa - Uso Língua portuguesa falada Cinema - Portugal - Linguagem Cinema e linguagem Teses de doutoramento - 2017
Ano:2017
País:Portugal
Tipo de documento:tese de doutoramento
Tipo de acesso:acesso aberto
Instituição associada:Universidade de Lisboa
Idioma:Língua italiana
Origem:Repositório da Universidade de Lisboa

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