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L’immagine dell’Altro nella scultura medievale europea

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Resumo:I conflitti così come gli scambi commerciali e culturali tra le monarchie europee e le popolazioni del Nord Africa e dell’Al-Andalus giustificano il ricorrere nell’arte medievale del tema iconografico dell’Altro, risultato del tentativo di restituire un volto a colui che rappresentava un’Umanità lontana, talvolta solo relativamente tale, ma certamente diversa. A seconda del caso, esso poteva rappresentare l’aggressore, sottomesso o da sottomettere, il nemico della Cristianità – il moro, l’ebreo, l’eretico –, ma anche il vicino o il prossimo. Se tale motivo si riscontra abbastanza frequentemente nell’ambito della miniatura, laddove vivide immagini si proponevano non solo di illustrare, ma di “commentare” visivamente cronache e chansons de geste, non si può dire altrettanto per la scultura. Tuttavia le opere che oggi ci sono pervenute, più rare e provenienti soprattutto da paesi di area mediterranea, nella loro evidenza plastica si rivelano di particolare interesse per il realismo e, allo stesso tempo, la valenza simbolica della loro rappresentazione, considerando la funzione che esse avrebbero dovuto svolgere nel programma decorativo più vasto all’interno del quale si inscrivevano. Ancor più sorprendente risulta però essere la ricorrenza di tale motivo iconografico nell’ambito della scultura funeraria per le implicazioni sul piano allegorico, ma soprattutto per il legame che, mediante tale inserto iconico, la committenza avrebbe voluto stabilire con il defunto commemorato. Nel caso specifico, in questo paper saranno esaminati due casi concreti provenienti da ambiti geografici diversi, ma entrambi rientranti, in modo più o meno diretto, nell’orbita mediterranea, e realizzati a quasi un secolo di distanza l’uno dall’altro: l’arca in porfido di Ruggero II, re di Sicilia (1095-1154), nella cattedrale di Palermo, il cui definitivo allestimento, voluto dall’imperatore Federico II, risale al 1215 circa, e il monumento funebre di D. Dinis, re del Portogallo (1261-1325), nella chiesa di S. Dinis a Odivelas, vicino Lisbona, databile al primo quarto del XIV secolo, scolpito su commissione del sovrano e terminato mentre egli era ancora in vita.
Autores principais:Vairo, Giulia Rossi
Assunto:Rogério II de Sicilia D. Dinis de Portugal tumulária Outro
Ano:2018
País:Portugal
Tipo de documento:documento de conferência
Tipo de acesso:acesso aberto
Instituição associada:Universidade Nova de Lisboa
Idioma:Língua italiana
Origem:Repositório Institucional da UNL
Descrição
Resumo:I conflitti così come gli scambi commerciali e culturali tra le monarchie europee e le popolazioni del Nord Africa e dell’Al-Andalus giustificano il ricorrere nell’arte medievale del tema iconografico dell’Altro, risultato del tentativo di restituire un volto a colui che rappresentava un’Umanità lontana, talvolta solo relativamente tale, ma certamente diversa. A seconda del caso, esso poteva rappresentare l’aggressore, sottomesso o da sottomettere, il nemico della Cristianità – il moro, l’ebreo, l’eretico –, ma anche il vicino o il prossimo. Se tale motivo si riscontra abbastanza frequentemente nell’ambito della miniatura, laddove vivide immagini si proponevano non solo di illustrare, ma di “commentare” visivamente cronache e chansons de geste, non si può dire altrettanto per la scultura. Tuttavia le opere che oggi ci sono pervenute, più rare e provenienti soprattutto da paesi di area mediterranea, nella loro evidenza plastica si rivelano di particolare interesse per il realismo e, allo stesso tempo, la valenza simbolica della loro rappresentazione, considerando la funzione che esse avrebbero dovuto svolgere nel programma decorativo più vasto all’interno del quale si inscrivevano. Ancor più sorprendente risulta però essere la ricorrenza di tale motivo iconografico nell’ambito della scultura funeraria per le implicazioni sul piano allegorico, ma soprattutto per il legame che, mediante tale inserto iconico, la committenza avrebbe voluto stabilire con il defunto commemorato. Nel caso specifico, in questo paper saranno esaminati due casi concreti provenienti da ambiti geografici diversi, ma entrambi rientranti, in modo più o meno diretto, nell’orbita mediterranea, e realizzati a quasi un secolo di distanza l’uno dall’altro: l’arca in porfido di Ruggero II, re di Sicilia (1095-1154), nella cattedrale di Palermo, il cui definitivo allestimento, voluto dall’imperatore Federico II, risale al 1215 circa, e il monumento funebre di D. Dinis, re del Portogallo (1261-1325), nella chiesa di S. Dinis a Odivelas, vicino Lisbona, databile al primo quarto del XIV secolo, scolpito su commissione del sovrano e terminato mentre egli era ancora in vita.